Servizio Civile e volontari dell’ente: due coperture diverse, un solo momento per rimettere tutto in ordine

Illustrazione di un ente del Terzo Settore che mette a confronto coperture assicurative per operatori di Servizio Civile e volontari dell’ente, con fascicoli e registro volontari su un tavolo di lavoro.

Quando un ente si prepara ad avviare il Servizio Civile entra in una fase di controllo. Bandi, progetti, documenti, comunicazioni con il Dipartimento: tutto viene passato al setaccio.

È un lavoro che richiede tempo e concentrazione, ma ha un valore grande. Costringe a fermarsi e a guardare con attenzione come stanno davvero le cose.

In questo articolo ti proponiamo di usare quello stesso momento per allargare lo sguardo. Non solo sugli operatori di Servizio Civile, ma anche sui volontari dell’ente, sulle loro coperture e su quanto sono tutelati nella pratica.

Servizio Civile: cosa copre la polizza e chi la fornisce

Per gli operatori volontari impegnati nei progetti di Servizio Civile Universale esiste una copertura dedicata e obbligatoria. Non è l’ente a scegliere questa polizza sul mercato. È il Dipartimento a stipularla, per conto dello Stato, con una compagnia privata (oggi, ad esempio, NOBIS).

In pratica lo Stato acquista una polizza che copre i rischi legati allo svolgimento del servizio civile universale, in Italia e all’estero. Le condizioni sono fissate in un capitolato e nelle condizioni generali di polizza. Il costo è sostenuto centralmente e non dall’ente.

All’ente resta un compito importante. Deve conoscere queste condizioni, consegnarle agli operatori, spiegare in modo comprensibile cosa copre e cosa no. E deve usare i moduli corretti in caso di infortunio o di sinistro.

Questa copertura ha però un perimetro preciso. Riguarda gli operatori di Servizio Civile e le attività per cui il servizio è stato attivato. Non è una “coperta unica” che si allunga automaticamente su tutte le altre persone e su tutte le altre attività dell’ente.

Volontari dell’ente: chi sono e perché hanno bisogno di una copertura propria

Quasi tutti gli ETS, oltre al Servizio Civile, lavorano con volontari “ordinari”. C’è chi dà una mano in sede, chi partecipa alle uscite, chi è presente nelle attività con gli utenti o negli eventi.

Dal punto di vista assicurativo queste persone non rientrano nella polizza SCU stipulata dallo Stato. Per loro valgono le regole del Codice del Terzo Settore.

Gli enti che si avvalgono di volontari devono assicurarli contro infortuni, malattie connesse all’attività e responsabilità civile verso terzi. Questo vale sia per i volontari strutturali sia per quelli occasionali.

La normativa distingue inoltre tra:

  • volontari non occasionali, per cui è previsto anche un registro formale;
  • volontari occasionali, che magari compaiono solo in alcune iniziative, ma che vanno comunque assicurati.

Mettere nello stesso “cassetto mentale” operatori di Servizio Civile e volontari dell’ente è comprensibile, ma rischioso. Si rischia di dare per scontato che “tanto c’è la polizza del Servizio Civile”, quando in realtà parliamo di strumenti diversi, con logiche e responsabilità diverse.

Il registro volontari come ponte tra persone e polizze

Per gli ETS che si avvalgono di volontari non occasionali la legge prevede un registro dei volontari. Può essere cartaceo o digitale. La funzione però è sempre la stessa: collegare le persone che prestano volontariato alle coperture assicurative che l’ente è tenuto ad attivare.

Il registro non è solo una “carta in più”.
Serve a:

  • capire chi è considerato volontario non occasionale;
  • dimostrare che queste persone sono assicurate;
  • non perdere pezzi quando l’ente cresce o si articola in più sedi.

Per i volontari occasionali la normativa consente modalità diverse di registrazione, ma l’obbligo assicurativo rimane. Nella pratica è spesso utile predisporre elenchi in occasione di eventi o iniziative specifiche. In questo modo è più facile collegare le persone presenti alla copertura, se succede qualcosa.

Quando sei già immerso nei fascicoli del Servizio Civile è un buon momento per aprire anche il registro dei volontari.

La domanda diventa semplice: quello che c’è scritto rappresenta davvero chi sta facendo volontariato adesso nel mio ente?

Le tutele minime per i volontari dell’ente

Per i volontari dell’ente, la richiesta normativa è chiara: devono essere assicurati almeno per infortuni, malattie connesse all’attività di volontariato e responsabilità civile verso terzi.

Su questo zoccolo duro si innesta poi la parte più pratica:

  • quali massimali sono previsti;
  • quali attività sono descritte in polizza;
  • quali esclusioni sono indicate;
  • se esistono estensioni specifiche (per esempio per attività all’estero, uso di determinati mezzi, ecc.).

Molti enti oggi lavorano in modo più articolato rispetto a qualche anno fa. Ci sono nuove progettualità, eventi più complessi, attività con utenti fragili, progetti in sedi distaccate.

Vale la pena chiedersi se queste evoluzioni siano arrivate anche in polizza, o se la copertura sia rimasta ferma a una descrizione generica del “fare volontariato”.

Lo stesso vale per i volontari occasionali: anche se non sono tutti nel registro dei non occasionali, quando partecipano a un’attività dovrebbero comunque essere coperti.

Qui la domanda non è solo “abbiamo l’assicurazione?”, ma “abbiamo un modo semplice per sapere chi c’era, se succede qualcosa?”.

Stai già controllando il Servizio Civile? 5 check da fare anche sui volontari

L’avvio o la gestione di un progetto di Servizio Civile è uno dei momenti in cui gli enti fanno più ordine. Si raccolgono documenti, si verificano requisiti, si rileggono le condizioni della polizza SCU, si aggiornano le procedure.

Questo lavoro è impegnativo, ma è anche un’occasione. Invece di viverlo come un “male necessario” solo per il Servizio Civile, si può usare lo stesso tempo per guardare anche a come sono tutelati i volontari dell’ente.

Ecco cinque domande che possono guidare il controllo.

1. Ho una mappa delle attività in cui sono coinvolti gli operatori di Servizio Civile e i volontari dell’ente?
Distinguere le due figure non serve solo per le etichette. Per gli operatori di Servizio Civile la copertura arriva dalla polizza stipulata dallo Stato. Per i volontari dell’ente dipende dalle polizze attivate dall’organizzazione. Avere una mappa delle attività – chi fa che cosa, dove e in quale ruolo – aiuta a capire chi è coperto da cosa e dove potrebbero esserci spazi da rafforzare.

2. Il registro dei volontari non occasionali esiste ed è aggiornato?
Il registro dovrebbe essere una fotografia fedele della realtà, non un archivio storico. Se mancano persone oggi molto presenti, o se compaiono nomi che non sono più attivi, è il momento giusto per allinearlo.

3. Per i volontari “fuori SCU” c’è una polizza attiva che copre almeno infortuni, malattia e responsabilità civile verso terzi, con massimali coerenti con quello che facciamo?
Qui la domanda è concreta. Non basta sapere che esiste una polizza. Serve capire se è adeguata alle persone e alle attività di oggi.

4. Le attività descritte in polizza corrispondono a quello che i volontari fanno davvero?
Se l’ente ha iniziato a organizzare uscite, eventi, attività con utenti fragili o progetti in sedi distaccate, è utile verificare che queste attività compaiano anche in polizza. È un controllo che pesa poco oggi e può fare la differenza il giorno in cui succede qualcosa.

5. So a chi posso fare domande se qualcosa non torna tra registri, persone e coperture?
Non tutto è sempre chiaro al primo colpo, e va bene così. L’importante è avere un riferimento, interno o esterno, a cui portare i dubbi prima che diventino urgenze.

Conclusione

Mettere insieme Servizio Civile, volontari dell’ente, registri e polizze non è un esercizio teorico. Significa prendersi cura delle persone e dell’ente allo stesso tempo.

Se stai già facendo lo sforzo di controllare tutto per l’avvio o la gestione dei progetti SCU, puoi usare lo stesso momento per guardare in modo più ampio alle tutele che ruotano intorno ai volontari.

È un modo per evitare corse successive e per allineare le coperture a come il tuo ente lavora davvero ogni giorno.

Se, lungo questo percorso, ti accorgi che manca qualche pezzo – un registro da aggiornare, una polizza da rileggere, una distinzione da chiarire – non è un giudizio su quello che hai fatto finora.

È solo il segnale che questo è il momento giusto per rimettere le cose in ordine, con calma, sapendo che stai proteggendo meglio le persone che portano avanti la tua missione.

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